Pierpaolo Cipolla - Operatore Olistico - Massaggio TUINA, Ho-oponopono, Kinesiologia a Genova e Rapallo
Pierpaolo Cipolla
Operatore Tuina – Certificato F.I.S.T.Q.
Massaggio TUINA – Ho-oponopono – Kinesiologia
Genova e Rapallo
Tel. +39 393 9985466
E-mail info@pierpaolocipolla.it

Il vuoto – parte prima

Nella comune accezione il termine vuoto assume in genere un significato negativo. Frasi di comune uso come: hai la testa vuota, vuoto a rendere, vuoto di memoria o vuoto assoluto ed altre ancora indicano il vuoto come carenza, mancanza di elementi importanti caratterizzanti il contenuto o la funzione.
Nel caso del cervello, o meglio della mente, indicano in modo dispregiativo la mancanza di attività svolta dalla mente conscia e la carenza di valori e credenze che dovrebbero caratterizzare azioni basate sulla contemplazione e sull’aspettativa di intuizione e sincronicità Per non dire nulla riguardo a coloro che nel manifestare insoddisfazione o malesseri dicono che hanno un vuoto nell’anima.
La domanda che ci si deve porre è: il vuoto materiale e conseguentemente la mancanza di flussi informativi, di suoni e pensieri è davvero una condizione negativa?
Perché la scienza attuale aborre il vuoto?
Il nocciolo della questione concerne la natura del vuoto.

E’ importante premettere che il vuoto è diverso dal nulla come verrà meglio specificato in seguito.
Passando da un sistema microscopico ad uno macroscopico e soffermandoci anche su sistemi intermedi, quali l’essere umano o manufatti architettonici, si può notare come il ruolo del cd. Vuoto sia essenziale ed ubiquo. Per esempio se volessimo analizzare un atomo, supponiamo il più semplice di tutti ovvero quello dell’idrogeno, potremmo notare che la distanza fra un componente materiale quale il nucleo e quello più vicino dell’elettrone (che ha più aspetti energetici che materiali) che vi gravita intorno è immensa in proporzione alle loro grandezze. Nell’esempio che viene spesso fatto ai seminari che trattano la fisica quantistica se ipotizzassimo di ingrandire un atomo fino a fare assumere al nucleo la grandezza di una sfera di un metro di diametro di un metro il corrispondente elettrone lo potremmo individuare a 100 km. di distanza. Cosa esiste fra le due particelle? Il vuoto. Le miriadi di stelle che compongono la volta celeste sono un’infinitesima parte dell’Universo. Lo spazio che separa le stelle ed i pianeti è molto maggiore del volume occupato dalle stesse. Qual’è la differenza fra ciò che troviamo in un atomo da quello che troviamo nelle galassie che formano l’Universo. Nessuno.

La stragrande maggioranza del volume che è in noi e quello che è al di fuori di noi è composto da questo vuoto che vedremo possiede delle caratteristiche strabilianti.
Tornando un attimo indietro potremmo definire la differenza fra vuoto e nulla. Il vuoto è correlato alla vita, il nulla alla morte.
L’Universo è in continua espansione ed il vuoto che lo compone ha una temperatura di 2,3 gradi scala Kelvin, che consente un minimo movimento della materia tale da permettere il perpetrarsi della vita. Si è visto da un’indagine termografica che esiste una parte dell’Universo, nemmeno tanto piccola dato che misura un miliardo di anni luce di diametro, in cui la temperatura è di ZERO GRADI. Qui si ha l’annichilimento della materia. Tutto è inerte, vi è la totale assenza di movimento, di suono o di trasmissione fotonica. Qui regna la morte, vi è la stasi. Solo poco più di due gradi segnano il passaggio fra la vita e la morte, dal movimento alla stasi, dalla formazione di particelle che sono correlate alla schiuma quantistica che è alla base della vita come si specificherà nel prosieguo alla desolazione assordante richiamata dai film fantascientifici o dalla letteratura fantasy.

Una delle caratteristiche del vuoto e che in esso vi è un brulicare di nascita e morte di particelle da alcuni definite virtuali. Spesse queste vivono per qualche decimillesimo di secondo ma sono essenziali per permettere la trasmissione fotonica e con essa la vita nelle immensità celesti. Queste particelle sono essenziali per la trasmissione della luce, nel nulla verrebbero fagocitate.
Vorrei dilungarmi in un altro lavoro sul ruolo che la luce assume nelle dinamiche della sopravvivenza ed evoluzione della vita. Per ora mi limito a trasferire quanto appreso da amici e maestri e per chi fosse curioso di apprendere maggiori informazioni consiglio di leggere “Biofotoni ed autoguarigione” del dott. Oliviero e “Luce” di Igor Bragato nonché i lavori di Carla Parola.
In sostanza la luce è messaggera di forma. La luce è portatrice di informazioni.

Ogni qualvolta un fotone proveniente dal sole o da qualche altra regione remota dell’Universo, oppure proveniente dai nostri corpi si scontra con elettrone accade una reazione energetica che coinvolge particelle elementari quali un elettrone ed un positrone che si fondono in tempi infinitesimi liberando un nuovo fotone. Queste interazioni portano al rilascio di una gran quantità di energia, ma soprattutto vi è uno scambio di informazione fra tutte le componenti che entrano in gioco e viene creata un’onda informativa grazie alla dissipazione studiata da Prigogine.
Inoltre secondo le scoperte della fisica quantistica tutte le particelle esistenti sono correlate in un unica matrice, e per quelle che sono state in contatto fra loro si crea uno stato detto entanglement (intreccio) per cui la variazione dello stato di una di esse porta la variazione di stato di quelle collegate. Si può intuire che le informazioni fondamentali sono emanazione di un’intelligenza superiore e si propagano in questo vuoto e raggiungendo le parti materiali le informano e le coordinano. Il tutto ad una velocità maggiore di quella della luce ovverosia istantaneamente.

Per mezzo del vuoto nello stesso modo si propaga il suono.
Il rumore di fondo dell’Universo sarebbe un eco di ciò che è avvenuto nel big bang quando lo stato potenziale è divenuto materiale.
Quindi questo vuoto è pieno di informazioni, brulica di vita, di progettualità ed è in diretta connessione con i piani universali, o se preferite divini.
Esso risulta quindi il miglior canale per connettersi all’intelligenza superiore e per poter percepire le istruzioni, spesso simboliche, che illustrano il nostro cammino nella materia per raggiungere lo scopo per il quale ci siamo incarnati.
Queste scoperte recenti legate al ruolo delle particelle, in grandissima parte a noi ancora sconosciute, che sono il fondamento della vita e spiegano i meccanismi dell’evoluzione erano ben conosciute ai popoli antichi, soprattutto in Oriente.
A tal riguardo sono stato affascinato dalla lettura (guidata) del TAO testo fondamentale scritto oltre 2.500 anni addietro. Regola fondamentale del TAO è che esso non può essere descritto, ma la definizione più indicativa lo paragona al vuoto che può essere riempito dalla luce divina per portare illuminazione.

Dello stesso tono è la pratica dell’Ho-oponopono, risalente ad un passato indefinito e praticata nelle isole Hawai.
Solo creando il vuoto nella nostra mente, secondo queste antichissime e sagge scuole, possiamo non essere schiavi delle nostre memorie e far si che la luce dell’intelligenza divina entri in noi e ci consenta di essere guidati nel nostro cammino.
Anche la pratica delle campane tibetane, risalente ad un periodo anteriore all’avvento di Buddha, si basa sulla vibrazione del vacuum (vuoto) per mezzo della bacchetta per permettere l’emissione di suoni che ci consentono di ripristinare il nostro stato di benessere e di connessione con l’Universo.
Questi suoni nascono dal vuoto per permettere il riallineamento vibratorio delle nostre parti energetiche.
Anche nella nostra tradizione giudaico – cristiana il vuoto ha assunto un grande ruolo. Il “Sancta Santorum”, ovvero il luogo più spirituale ed inviolabile dell’ebraismo consisteva essenzialmente nel vuoto di una stanza in cui si manifestava lo Spirito Santo.

Quindi tutte le principali civiltà e le grandi religioni hanno dedicato un ruolo fondamentale al vuoto.
Solo nel e con il vuoto poteva manifestarsi il divino! Tutto il resto sono inutili suppellettili che ci fanno vivere nel mondo ingannevole delle diecimila cose come specifica il TAO, nel Maja, ovvero nell’illusione per i buddisti ed essenzialmente in quella parte di materia che altro non è che la condensazione e l’abbruttimento delle Energie più sottili e spirituali.

Passando al piano umano, che è quello che ci interessa, come possiamo applicare i principi sopra definiti? Come possiamo ricreare quello stato di vuoto che ci riconnette all’Universo e ci può consentire di realizzarci? Qual’è il Sancta Santorum in cui possiamo permettere l’apparizione dello Spirito Divino o più laicamente dell’intelligenza universale? Meglio ancora, da cosa dobbiamo distaccarci per poter sperimentare lo stato di unione e di beatitudine?
Anche in questo caso le risposte a questi quesiti sono state date dai saggi orientali.
Soprattutto Buddha aveva compreso che il nostro più grande nemico per la nostra evoluzione è la nostra mente.
Invece la nostra società è fortemente radicata sulle teoria cartesiana del “cogito ergo sum”, ovvero la nostra esistenza è basata sulla capacità elaborativa della mente razionale fino ad arrivare all’identificazione del nostro essere con la nostra mente.
Vedete che contraddizione esiste fra le filosofie antiche e lo scientismo moderno che richiede un continuo lavorio della mente per analizzare, classificare, dividere e giudicare la realtà e che ha bisogno di un supporto materiale su cui poter fondare le proprie teorie. Che in sostanza sovraccarica l’emisfero razionale rendendo amorfo quello emozionale ed intuitivo.

Per questo l’attuale scienza aborre il vuoto. In matematica se non vi è una contiguità fra i punti su cui una funzione si sviluppa questa è priva di significato. In medicina si cura solo il sintomo di un organo analizzando le molecole senza considerare le connessioni e le disarmonie con le parti emotive e spirituali, e così via.
In merito alla mente tralasciamo le componenti che la caratterizzano in quanto necessiterebbe una trattazione a sé, comunque si può notare come il nostro cervello sia diviso in tre distinte “sezioni” che governano distinti aspetti di noi stessi.
C’ è il cervello rettiliano deputato alle attività connesse alla sopravvivenza
C’è il cervello medio legato alla gestione delle emozioni ed in ultimo la neocorteccia ove si sviluppa l’apprendimento e l’evoluzione.

Non inoltrandoci nel concetto di coscienza possiamo comunque affermare che per la maggior parte del tempo che trascorriamo, il 95% del totale, sia da svegli che da addormentati sono attivati esclusivamente i primi due cervelli ed il loro compito precipuo è quello di attivare i neuroni per lo svolgimento delle funzioni deputate esclusivamente alla sopravvivenza.
Quest’attività porta ad un lavorio continuo ed incessante per cui diviene quasi impossibile centrarsi sul silenzio e sul vuoto. La stessa mente conscia quando entra in gioco, per il residuo 5%, spesso impiega i circuiti neurali nell’espletamento di funzioni legate alla progettualità ed alla conoscenza di nuove nozioni, ma spesso si incarta sulle “intenzioni” legate al soddisfacimento di bisogni materiali, inibendo il manifestarsi delle “intuizioni” o delle “illuminazioni” che possono sorgere solo in uno stato di vuoto di pensieri, correlato a basse frequenze dell’attività celebrale.
Universalmente la meditazione è il modo più conosciuto ed efficace per placare il brusio dei pensieri. Con la meditazione si arresta il flusso dei pensieri e ci si permette di vivere nuove consapevolezze corporee ed extra corporee,
L’utilizzo dei mantra può essere altresì importante. Con il mantra (nei riti cristiani un succedaneo è il rosario) si impone alla mente di svolgere un’attività monotona e ripetitiva e con ciò le si impedisce di effettuare voli pindarici da situazioni (vissute o meno) ad altre e di far emergere le emozioni correlate.
Anche la preghiera, se correttamente impostata, potrebbe essere utile a creare il collegamento con il divino per permettere il flusso di informazioni necessarie alla nostra anima per ricordare il proprio compito.
Personalmente preferisco la meditazione alla preghiera. In primis perché nello stato meditativo vengono create le vibrazioni Alpha e Theta che consentono alla nostra mente di attivare meccanismi miracolosi e di entrare in contatto con i piani divini molto più di quando si prega, essendo in questa pratica attiva la mente conscia che riflette la propria visione della vita. Come mi ha insegnato un dada quando si cerca di interagire con il divino si sviluppa un colloquio ove una parte ascolta e l’altra comunica.
Con la meditazione una persona si predispone a recepire il messaggio divino.
Con la preghiera invece la parte perora le proprie istanze alla divinità nella speranza che queste vengano soddisfatte. Ma chi dice che le nostre richieste siano in sintonia con i progetti cui dovremmo dar vita? L’unica preghiera valida sarebbe “sia fatta la tua volontà”, ma spesso invertiamo i ruoli pretendendo che il Divino sottostia alle nostre richieste egoiche.

Chiusa questa chiosa è importante capire dove dobbiamo ricercare questo stato in cui il nostro essere si sintonizza con il vuoto informato e con lo spirito.
Quasi tutte le religioni hanno individuato luoghi sacri in cui recarsi in pellegrinaggio per poter beneficiare dell’energia mistica emanata. E’ indubbio che luoghi che distano molto fra loro come Lourdes e i monasteri tibetani godano di acque aventi caratteristiche fisiche ed energetiche atte alla guarigione, ma il recarsi qualche tempo in questi luoghi può dare un certo beneficio, salvo poi ritornare nella quotidianità e perdere in breve tempo gli effetti miracolosi dati dalle energie di quei siti ed essere posseduti dalla malinconia del perduto paradiso. .

Altri invece per poter sperimentare più a lungo la connessione con la profonda assenza di pensieri fuorvianti si isolano dal mondo e diventano eremiti o monaci e vivono una loro interiorità al di fuori di qualsiasi pulsione data dalla vita quotidiana e mondana dedicandosi solo al raggiungimento di una pace interiore disdegnando le attività routinarie quotidiane. Costoro cercano quindi di trovare la pace ed il silenzio in un’area dove gli attaccamenti alla materia siano minimi od inesistenti uscendo dal flusso della vita quotidiana. Può essere sicuramente una via breve e semplice per poter entrare in contatto con le energie informate che gravitano dentro e fuori dai nostri spazi personali, ma così facendo non possono contribuire allo sviluppo dell’umanità essendo rinchiusi nei loro templi.

La sfida più grande è quella di vivere una vita comune all’interno della famiglia, dell’ambiente di lavoro e di riuscire tuttavia ad essere connessi con il divino nelle esperienze comuni, nel poter trovare quegli spazi che ci consentono di percepire quel “fruscio” dato dalla sintonizzazione della nostra anima con quella parte di noi che è in costante contatto con l’Universo ed è in grado di interpretarne i segnali.
Quindi il luogo più adatto per poter sviluppare la capacità di risuonare la musica dell’Universo e di captarne i segnali è il QUI ED ORA, la vita quotidiana e questa ricerca deve essere fatta in luoghi che ci appartengono e che dal nostro interno, mentre viviamo pienamente immersi nella materia, ci consentono di evolvere assecondando i miliardi di informazioni che ci manda ogni secondo l’Intelligenza Universale.

Come andremo a vedere esistono vari autori che ci aiutano a trovare i sentieri che ci portano alla nostra essenza e che portano ad un cammino iniziatico esclusivamente personale ed interiore ove si trovano le oasi di pace e di silenzio, di illuminazione ed intuizione che sono fondamentali per compiere quel percorso evolutivo per cui siamo venuti al mondo.
Ma se queste risorse sono potenzialmente disponibili in ognuno di noi, se il silenzio e quel vuoto pregno di tutte le risorse che ci servono sono già a nostra disposizione come mai non riusciamo a raggiungerle, come mai cerchiamo il sollievo in farmaci o droghe che ci obnubilano e non riusciamo a rapportarci al nostro stato di beatitudine naturale di unità e connessione con il tutto.
Secondo la quasi totalità degli autori che si occupano di crescita personale, in primis Tolle, è il continuo lavorio della mente che vive in un costante stato di allerta di attacchi per lo più immaginari che non ci permette di connettersi con quello stato di leggerezza ove tutto è chiaro e definito che viene chiamato da Zeland “il fruscio delle stelle del mattino”. Questo sarebbe raggiungibile quando la mente sta in un silenzio assorto, con i sensi materiali placati e quando le frequenze mentali sono estremamente calme e rilassate al livello, secondo quanto insegna Silva, di 7 bit al secondo in uno stato a cavallo fra lo stato Alpha e quello Theta. E’ in questo intervallo che i grandi inventori erano sintonizzati quando ebbero le intuizioni che hanno illustrato al mondo. A partire da Einstein tutti i grandi creativi hanno sempre affermato che le idee che hanno sviluppato sono apparse in uno stato di dormiveglia, mentre stavano destandosi ed hanno avuto la capacità di proiettarle in un disegno concreto. Ciò sta a significare che per trovare le soluzioni ai progetti cui si lavora è più proficuo lasciarsi abbandonare in una situazione di limbo mentale piuttosto che arrovellarsi a cercare di spremere le meningi per elaborare una soluzione dai concetti che crediamo di avere appreso.

Questa è la grande differenza fra illuminazione ed intenzione.

Quando ci sforziamo di creare quello che la nostra volontà ci impone entriamo nel campo delle 40 informazioni al secondo che il nostro cervello è in grado di elaborare, quando lasciamo andare la presa entriamo nel campo del possibile, del collasso della funzione d’onda in sintonia con il nostro progetto, nel campo delle 400 miliardi di informazioni che ci penetrano ogni secondo. Non c’è storia. Eppure il nostro ego si impunta nel cercare di estrapolare le informazioni in un range limitatissimo di opzioni e conoscenze. Forse questo perseverare nel percorre le stesse strade lastricate di fastidio e sofferenza perché sono quelle che abbiamo tracciato anziché percorrere l’autostrada che la Vita ci mette a disposizione fa parte di quel peccato originale che vogliamo scontare in ogni momento anziché permetterci di porre il silenzio nelle nostre emozioni ed attendere di percepire un sussurro od un simbolo che ci indichi la via.

Se pensiamo che l’energia di un litro del vuoto (10 elevato alla 108 Joule) di cui stiamo parlando è superiore all’energia di tutta la materia dell’Universo smetteremmo di cercare di sfruttare la materia per ottenere le risorse che crediamo di meritare per affidarci a ricevere quanto è giusto per noi da una fonte inesauribile che conosce perfettamente i nostri bisogni e sa che la nostra evoluzione è l’evoluzione dell’intero sistema e quindi brama di essere utilizzata.
A tal riguardo il fisico premio Nobel Carlo Rubbia ha dimostrato che per ogni unità fondamentale di materia (nucleone) corrispondono 1 miliardo di unità energetiche (fotoni). Allora perché insistiamo pervicacemente a concentrarci sulla miserrima parte di realtà rappresentata dalla materia anziché cercare di fluire nella potenza energetica presente in noi?
Sapendo che il percorso di ricerca di connessione con questa energia informativa da svolgere nella vita comune fatta di intersezioni fra materia ed energia è di gran lunga più difficile di quella effettuabile in stati ascetici isolati dalle pulsioni quotidiane e dalle sfide imposte dalla Vita in questo Universo quadridimensionale in cui spazio e tempo si intersecano, sfido me stesso e chi volesse veramente sperimentare la ricerca di trovare la risonanza con questa forma energetica contenuta nel vuoto stando ben piantati nel qui ed ora.
Questa via è più difficile ed è paragonabile al cammino della mano sinistra della Kabbalah in cui si arriva all’evoluzione sconfiggendo i demoni piuttosto che il cammino della mano destra ove si è aiutati dagli angeli. Magari il traguardo finale è lo stesso ma la presa di consapevolezza che si realizza andando a modificare le energie dense ed oscure per portarle a livelli vibratori più elevati arricchisce molto di più chi decide di scavare nelle proprie ombre e paure.

Perché pur sapendo di far parte di una rete universale in cui tutto è perfetto improntata all’amore ed all’unità la maggior parte di noi soffre infinite pene e vive nella separazione e nella paura?
Abbiamo già accennato al fatto che la maggior parte del tempo il funzionamento del cervello è condizionato dalla parte inconscia dello stesso che ci indirizza nei comodi sentieri dell’abitudine in più dobbiamo soffermarci sul fatto che anche nei brevi periodi in cui la mente conscia prende il governo essa ha l’obiettivo di far emergere l’individualità della persona creando situazioni di competizioni e paragoni. Se così fosse e ci basassimo soltanto sui comportamenti ed attitudini delle situazioni normali con cui la mente agisce non avremmo via di scampo per uscire dalla banalità dell’esistenza come viene ad essere percepita dalla coscienza individuale e soprattutto sociale di questi periodi.
Fortunatamente, senza dover attingere a discipline mistiche orientali, ne dover attingere a piene mani dai principi a volte quasi incomprensibili della fisica quantistica, diverse menti ( meglio ancora anime) hanno affrontato il percorso che ci può permettere la connessione al vuoto informato facendo un percorso all’interno del nostro se con l’obiettivo di trovare le risorse infinite legate all’infinita potenza del vuoto informato di cui è ricolmo l’universo.

Queste ricerche hanno portato all’analisi della materia per percepire i canali esistenti che dovremmo utilizzare per lasciarci scorrere verso questo luogo che viene chiamato dal fisico Corbucci “vuoto quantomeccanico” e dal medico Chopra “beatitudine” o da Sri Auribindo come “sopramentale”
Nel caso del primo, che a seguito di una sua ricerca che ha rivoluzionato la classica tavola degli elementi chimici classificandoli in due diverse scale in base alle loro caratteristiche, in ogni orbitale atomico esistono due zone in cui non si posiziona alcun elettrone e queste zone sono in diretto contatto con il vuoto quantomeccanico, ovvero con l’energia universale che trova come elementi essenziali il riscione V, ovvero il vuoto più vuoto che esista con il riscione T, che è quel pieno che completa il vuoto e rendere possibile la vita. Secondo l’autore le due particelle fondamentali rappresentano la parte femminile e la parte maschile della divinità e l’Universo si manifesta in una continua copulazione fra questi elementi che caratterizzano l’essenza della schiuma quantistica nella parte più fine ed a grandezze che rasentano la costante di Planck che rappresenta il limite del microcosmo. L’essenza della parte femminile sta proprio nella potenzialità del vuoto ad accogliere il messaggio divino che consente di perpetrare la Vita e ciò mette in risalto che le caratteristiche di accoglienza, di potenzialità, di capacità di ricevere le informazioni portate dalla parte maschile che consentono di creare la realtà.
Da un punto di vista della ricerca scientifica queste realtà sono solo teoriche. Tenendo conto che la grandezza del presunto bosone di Higgs, che avrebbe consentito di comprendere l’apporto della massa ai quark si basava su ricerche nell’ordine di 10 alla -26 metri ( a proposito è stata smentita ufficialmente la scoperta) queste particelle fondamentali si sviluppano ad una grandezza (se così vogliamo chiamarla) di 10 alla -33 e dintorni.

Questa affascinante teoria cosa può insegnare. Sicuramente non a praticare delle ricerche nel campo dell’infinitamente piccolo, tra l’altro ritenute potenzialmente pericolosissime, bensì ad avere una propensione a creare in noi quello stato di vuoto che è insito del bosone V che consenta al Tutto ovvero all’informazione universale di poter colmare questo vuoto. Quando ciò accade avviene un fenomeno che possiamo chiamare illuminazione. Illuminazione significa quindi essere raggiunti e permeati da flussi vibrazionali ed informativi che provengono direttamente dalla fonte dell’intelligenza universale. Un grande fisico quantistico, Bohm, ha descritto questo fenomeno come un onda pilota ovvero vettore che costantemente apporta energia informativa a tutte le forme di vita nell’Universo. La moderna fisica quantistica ha dimostrato l’esistenza di questo fenomeno con la scoperta dei biofotoni fatta dal dott. Popp e fatta propria da Garaiev ed altri scienziati per lo più russi. Si è scoperto che il nostro corpo, ed in particolar modo il DNA è un ricettore, trasmettitore nonché produttore di una luminiscenza ultra debole che consente la comunicazione immediata fra tutte le cellule del corpo. Senza approfondire troppo l’argomento che merita una trattazione diffusa a parte, queste recenti scoperte, passate sotto silenzio dai canali scientifici ufficiali, hanno implicazioni di una importanza sconvolgente.

Non vorrei tediarvi con continui richiami ai principi scientifici ma ritengo essenziale richiamare un caposaldo della fisica convenzionale che è il secondo principio della termodinamica che è quello detto dell’entropia. Viene specificato che in un sistema chiuso vi è una perdita di coerenza che porta all’entropia, ovvero al caos ed alla morte.
L’attuale stato delle scienze soprattutto mediche vede le singole cellule ed organi come realtà separate e quindi come sistemi chiusi. Questa è la scienza della morte.
Dato che come esseri umani siamo attaccati alla vita e tendenti a fare nuove esperienze vuol dire che non siamo sistemi chiusi bensì aperti all’interazione ed all’accrescimento quindi alla vita.

Quelle reazioni di cui abbiamo accennato all’inizio della trattazione quando un unità energetica incontra un unità materiale fotone/elettrone fa si che l’incremento energetico che coinvolge le particelle coinvolte attragga quelle vicine che nella temporanea unione ricevano e scambino informazione.
E’ il principio che è alla base del laser ad eccimeri e alla dissipazione di Prigogine secondo cui queste energie informative vengono ad essere diffuse in zone contigue.
Queste scoperte confermano che siamo un sistema aperto e quindi possiamo entrare nella negantropia ovvero in un flusso di informazioni ordinate e coerenti che combattono l’entropia, quindi siamo destinati alla vita e non alla morte. Ritornando ai biofotoni il principio di comunicazione fra particelle e cellule si fa ancora più profondo. Si è scoperto che il DNA ha le caratteristiche del laser ad eccimeri e che la bioluminiscenza che attraversa il DNA fa si che il trilione di cellule che ci appartengono sia connesso ad un informazione uniforme.
Ovvero ogni cellula sa esattamente ed istantaneamente cosa fanno le altre attraverso questo sistema informativo che consente la coordinazione del nostro sistema altrimenti non spiegabile in altri termini. Vale a dire che in noi esiste una rete informativa molto efficiente che sottende ad una intelligenza evolutiva e questa rete è in connessione con un’intelligenza superiore che coordina l’universo.

Sintetizzando il flusso informativo legato ai fotoni venendo in contatto con un’unità materiale porta un’energia informativa che tramite il DNA viene recepita in tutte le cellule dell’essere umano. Non vi è paragone con il sistema classico delle informazioni che arrivano alle cellule per mezzo degli ormoni rilasciati nel sangue che vengono introitati dalle cellule per mezzo dei recettori delle membrane. Anzi questa tipologia di trasmissione informativa è coordinata all’altra. Naturalmente questa trasmissione luminosa può avvenire attraverso quel vuoto intercellulare di cui stiamo parlando.

Il nostro compito di esseri in divenire consiste quindi nel divenire aperti anziché rinchiuderci in schemi chiusi ed obsoleti legati alle abitudini personali e sociali e quindi permettere alla negantropia di prevalere sull’entropia. Su questi argomenti vi esorto a leggere “La fisica dell’anima” di Fabio Marchesi.



id, ante. sit at elit. odio tempus eget velit,